Un esempio dalla Francia

Da quindici anni d’estate vado in vacanza nel Sud della Francia in questo posto qui:
Trascorro il mese di agosto a stupirmi del fatto che le strade sono pulite, che non ci sono cartelloni pubblicitari a deturpare il paesaggio, che il vino buono e genuino si compra dai produttori e costa poco, che il mare è limpido e non inquinato; che le spiagge sono libere e a disposizione di tutti, ma ogni pochi metri c’è un cestino della spazzatura ben utilizzato; che i bambini sono educati e non urlano.
Passo vacanze meravigliose perché quasi mai capita di provare fastidio per qualcosa, tutto è di buon gusto e si respira un’aria di bene comune da tutelare come ricchezza collettiva. E poi, se c’è qualcosa che non va, c’è sempre nelle vicinanze un autorevole gendarme che mette a posto la situazione senza abusare del suo potere. Specifico che i gendarmes francesi, al pari degli operatori ecologici che ogni mattina lavano il selciato del paesino con gli idranti, in genere sono anche uomini attraenti e piuttosto spiritosi. Come mai? Un’altra cultura. Devo aggiungere, purtroppo, che quando c’è qualcuno che urla in spiaggia per sgridare i bambini,  che parcheggia in doppia fila o che ascolta la musica a tutto volume, di solito è italiano. E i francesi dicono sospirando  “Ah, les italiens..”. Brutto, ma è così.

In questo articolo sul Manifesto di ieri Anna Maria Merlo, corrispondente da Parigi, scrive che il ministro Jean-Marc Ayrault ha indetto un comitato interministeriale per i diritti delle donne, perché “l’obiettivo di Hollande è di agire in favore dell’eguaglianza”. Leggo che è stato annunciato un decreto legge con una serie di nuove norme, per esempio:

  • Punire le differenze di salario tra uomini e donne per un eguale lavoro
  • Lotta contro gli stereotipi sessisti fin dall’asilo con un piano che si chiama Abcd dell’eguaglianza
  • Poteri all’autority sulla pubblicità per evitare immagini degradanti delle donne
  • Garanzia di presenza femminile tra gli esperti del Csa (Consiglio superiore dell’audiovisivo) per vigilare
  •  Procedure penali più semplici e veloci per punire la violenza contro le donne (che come ormai sappiamo è correlata al degrado dell’immagine femminile nei media)
  • Nuove regolamentazioni del part-time e del congedo maternità

È giusto sottolineare anche che la Francia di oggi, che corre ai ripari sulla disparità di genere, è soltanto al 57° posto nel Global Gender Gap Report 2012 (che è la classifica mondiale del sessismo redatta dal World Economic Forum). Non è scivolata all’80° posto come l’Italia. Ricordiamo, tanto per capire, che la Germania è al 13°, la Spagna al 26°, il Belgio al 12°, l’Olanda all’11°, l’Austria al 20°, La Gran Bretagna al 18°, la Svizzera al 10°, la Slovenia al 38°… Per non parlare dei Paesi nordici, che detengono sempre i primi posti.

È una questione di civiltà. Perché i nostri governanti non lo capiscono? Bisognerebbe affrettarsi a intraprendere iniziative. Anche perché è già stato dimostrato che la salute dell’economia di un Paese è strettamente correlata con un modello di società più equa e inclusiva dal punto di vista dell’equilibrio di genere.

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