Vita morte miracoli di lettura

10948964_1379092965738978_1763322989_n-515x600Ieri sera ho finito di leggere questo libro. Che meraviglia, leggetelo anche voi. Perché? Perché parla della morte come veramente è, della libertà come tutti la vorremmo, dell’amore come dovrebbe essere e come infatti può accadere.
Hanno scritto che questo romanzo somiglia a un film di Truffaut, è vero: anche qui il giovane protagonista, che si chiama Libero, e non a caso, (di cognome Marsell, forse in omaggio alla Ricerca del tempo perduto di Proust? può essere) fa “le quatre cents coups”, ovvero “ne combina di tutti i colori”.
locandinaL’ho divorato, una pagina dopo l’altra, le ultime stanotte facevano sgorgare lacrimoni con singhiozzi inarrestabili. Ma dopo, ho dormito benissimo; e ho sognato che mi ero trasferita in una nuova casa, con un patio e un giardino, bellissima.
Magia dei libri (mentre infuria il degrado della fusione Mondazzoli) e dei film (mentre a Milano chiude lo storico cinema Apollo che si trasforma in un Apple Store). Pazienza, gli scrittori bravi, i registi geniali e i lettori appassionati ci saranno sempre.

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Marzo: viva il Saluto al Sole!

Questo è il momento ideale per riaprire le braccia alla Luce che felicemente sta aumentando sempre di più con le giornate che si allungano, e prepararsi all’avvento dell’estate anche in termini di forma fisica, magari liberandosi di quei chiletti in più accumulati con il letargo invernale. Niente di meglio del Saluto al Sole – in sanscrito, Surya Namaskara – da praticare regolarmente ogni mattina, perché fa bene al corpo e alla mente: dà una sferzata al metabolismo, stimola la circolazione sanguigna e linfatica, i muscoli, la respirazione, il sistema ghiandolare.

Sun salutation (complete)Questa è l’illustrazione più corrispondente alla sequenza di 12 movimenti che prima ho imparato e poi insegnato per molti anni: la più classica, perché ci sono anche altre varianti. Meglio non cimentarsi con il Saluto al Sole da autodidatti, perché nello yoga ciò che conta non è imparare a fare posizioni acrobatiche, ma imparare a farle giuste. Ci vuole quindi una guida che controlli gli allineamenti, e al contempo la respirazione, fondamentale! Inspirazione ed espirazione sono rigorosamente coordinate con le diverse posizioni; altrimenti le asanas, andando a sollecitare le ghiandole, possono fare più male che bene.

indexUltima cosa da considerare è che lo yoga non è una ginnastica, ma una forma di preghiera e di meditazione: ogni posizione, ogni movimento, ogni respiro, non serve soltanto a produrre benefici psicofisici, ma anche ad armonizzarsi con l’Universo Infinito; in questo caso salutando il Sole, la nostra stella di riferimento. Il significato di Surya Namaskara infatti è anche devozionale, di ringraziamento per il nuovo giorno che va a incominciare. E il senso di benessere che procura è anche spirituale.

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Mille sfumature di amore

azzzzz_10Perché Virginia Mallory e Adriano Goldstein non rimangono insieme fin dal loro primo incontro in quella ventosa primavera del millenovecentoquarantasei? Come se fosse facile, rispondere alla eterna universale domanda letteraria «Di cosa parliamo quando parliamo d’amore». Eppure Fiorella Cagnoni, finora scrittrice di gialli molto gustosi, ha cercato e trovato le parole per dirlo in questo suo ultimo strano e fascinoso romanzo che dura tutta una intera epoca: cinquantacinque anni di illusioni perdute, fughe e ritorni, passioni che bruciano come fiamme, oppure ardono silenziose sotto le braci di un fuoco che però è sempre vivo, mentre si alternano altri amori di diverso genere e si susseguono nuove generazioni.

Finalmente amori «È la storia di un desiderio che per lungo tempo una donna e un uomo ripropongono l’uno all’altra e l’altra all’uno come si aumenta la posta o si accresce una scommessa», scrive l’autrice a pagina 12. E viene in mente Gabriel García Márquez – che Cagnoni ama molto e cita spesso – quando scriveva «Il cuore ha più stanze di un albergo a ore» in L’amore ai tempi del colera: dove Fiorentino Ariza resta innamorato di Fermina Daza, la più bella ragazza dei Caribe, per cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni. Fino alla felice conclusione.

600472_10151256141707608_1272684483_nE insomma, in queste pagine che perlustrano una piccola isola immaginaria «…non troppo lontana dal Tropico del Cancro» brilla tutta l’intelligenza sentimentale e narrativa di Fiorella Cagnoni, speciale anche “nella creazione dei dialoghi”, come disse di lei il grande Oreste Del Buono.
Per chi vuole incontrarla, sarà a Milano, alla Libreria delle Donne in via Calvi 29 sabato 28 febbraio 2015 alle ore 18: per parlare di amore, e di amori.

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Ferrante forever

quadrilogia-elena-ferranteUn amore, un grande amore: per una scrittrice che ti catapulta nei travagli di due donne – in flashback due bambine poi due ragazze – e ti fa vivere ogni conflitto attraverso lo sguardo opposto di entrambe, senza mai mollare la presa. Ma forse che quelle due ragazze Lila e Lenù sono una stessa persona? Potrebbe sembrare, in un certo senso: una donna d’azione che cerca di cavarsela in modo primitivo, spinta dall’istinto di sopravvivenza e con mezzi rudimentali; l’altra che, come in uno specchio, affronta le difficoltà invece come donna di pensiero, che agisce poco e osserva, soffrendo l’ingiustizia e spesso l’esclusione.

In mezzo alle due donne c’è Elena Ferrante, autrice che come poche altre sa scandagliare con spietatezza le profondità dell’animo femminile (e non venite a raccontare che è un uomo, perché tanto non è un argomento congruo, quindi neanche interessante; sono solo pettegolezzi editoriali di poco conto, basta leggerla, cercando di capire). Una scrittrice capace di precipitarti nella terra di camorra, dentro la prepotenza delle famiglie mafiose senza mai scrivere (in migliaia di pagine della quadrilogia che inizia con L’amica geniale), senza mai scrivere la parola ‘mafia’, ma solo mostrandola, facendola percepire ad ogni riga e in ogni sentimento sofferto dalle protagoniste. Insomma, una grande, grandissima scrittrice. Che fin dall’inizio me ne ha ricordata un’altra altrettanto sublime, Irène Némirovsky: per la stessa implicita grazia letteraria con la quale in Suite francese ricama sofferenze private per significare invece una tragedia collettiva, l’invasione nazista.
image_book.phpMa che Ferrante sia una grande scrittrice lo dicono già da tempo opinioni autorevoli e tante recensioni persino in America e nel mondo anglosassone: The New York Times, The New York Review of Books, The Guardian, The Economist, The Wall Street Journal, The New YorkerA noi basta leggerla, perché è un regalo della letteratura, e quindi della vita. Davvero non importa a chi andranno anagraficamente i diritti d’autrice, di tutto ciò si è già immaginato abbastanza scorrendo le pagine della Frantumaglia, altro libro da non mancare. Quando si arriva al 4° volume della quadrilogiaancora più potente dei precedenti, se possibile – si capisce che le chiacchiere e le polemiche stanno a zero. Avercene, di Elena Ferrante, nel panorama della narrativa italiana. Con qualsiasi nom de plume.

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Berrino Report Ricerca Cancro

Berrino1È diventato ormai un personaggio famoso anche a livello mediatico, dopo le interviste rilasciate a Report, Le Iene, Le Invasioni barbariche. Ma è da almeno 30 anni che il dottor Franco Berrino è uno dei massimi esperti del rapporto tra alimentazione e tumori: all’inizio un po’ osteggiato da alcuni suoi più celebri e potenti colleghi, forse perché poco incline a sostenere gli interessi delle multinazionali non solo farmaceutiche. Però il tempo è galantuomo, proprio come lui: un signore delicato e riflessivo, molto innamorato del suo lavoro nonostante i tanti impedimenti che ha incontrato sulla sua strada. Con l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha preso parte adesso alla revisione del nuovo Codice Europeo Anticancro, giunto alla 4° edizione. E mercoledì 5 novembre ha presentato “I 12 Pilastri della Prevenzionein anteprima alla stampa (insieme ai colleghi Gerolamo Corno/Direttore generale Istituto Nazionale Tumori, Roberto Boffi/Pneumologo della Fondazione, Ugo Pastorino/Direttore scientifico Istituto Nazionale Tumori). Ecco il report:

1. Non fumate. Non usate alcun tipo di tabacco.
2. Non consentite che si fumi in casa vostra. Sostenete le misure contro il fumo nel vostro ambiente di lavoro.
3. Impegnatevi a mantenere un peso corporeo sano.
4. Fate quotidianamente esercizio fisico. Limitate il tempo che trascorrete seduti.
5. Mantenete una dieta sana:
– consumate abbondantemente cereali integrali, legumi, verdure e frutta
– limitate i cibi molto calorici (ricchi di zucchero e grassi).
– evitate le bevande zuccherate
– evitate le carni conservate
– limitate le carni rosse
– limitate i cibi ricchi di sale
6. Se consumate bevande alcoliche, di qualunque tipo, limitatene la quantità
– per la prevenzione del cancro è meglio non bere alcol.
7. Evitate esposizioni prolungate al sole, specialmente da bambini
– usate protezioni solari/non esponetevi a lampade abbronzanti
8. Nei luoghi di lavoro proteggetevi da sostanze cancerogene rispettando le regole di sicurezza.
9. Controllate se nella vostra abitazione c’è un’alta concentrazione di radon (correlato con i tumori al polmone e non se ne parla abbastanza, ndr) e nel caso procedete a opportune modifiche strutturali.
10. Per le donne:
– allattare al seno riduce il rischio di cancro
– la terapia ormonale sostitutiva (TOS) aumenta il rischio di cancro
11. Fate partecipare i vostri bambini ai programmi di vaccinazione per:
– l’epatite B (per i neonati)
– il papilloma virus HPV (per le ragazze).
12. Partecipate ai programmi organizzati di diagnosi precoce per tumori dell’intestino, mammella, cervice.

Però, però. È stato fatto notare da alcuni medici dell’Istituto dei Tumori presenti alla conferenza stampa, la mancanza nel nuovo Codice Europeo del parametro Ambiente (in particolare, pesticidi in agricoltura e livelli di inquinamento dell’aria). La risposta di Berrino: “Io ho partecipato alla parte alimentazione/tumori, ma ci sono molte mancanze in questo codice”. E poi ha aggiunto un po’ sarcastico: “È comunque evidente che IARC non intende entrare in conflitto con l’attività dei politici!”.

Perciò, prendiamo più spunti possibile da questo dodecalogo. Ma continuiamo a mantenere attivo il nostro spirito critico, e a informarci sui risultati degli ultimi studi (ogni primo mercoledì del mese alle 18 Berrino organizza il Mercoledì della Prevenzione aperto al pubblico, ogni volta su un argomento diverso).

buffetAlla fine, un delizioso buffet preparato dai VegaChef di Cascina Rosa (qui il loro Canale YouTube) ha dimostrato per l’ennesima volta come la cucina salutare possa essere molto golosa: compresa una crema dessert senza zucchero (con il succo di mela! buonissima).

Tutte le ricette da sperimentare si possono trovare in questo e in quest’altro libro di Anna Villarini, biologa e nutrizionista, Ricercatrice e collaboratrice del dottor Berrino all’interno del Dipartimento di Medicina Predittiva e per la Prevenzione della Fondazione IRCCS-Istituto Nazionale dei Tumori (qui il suo intervento a Elisir Rai3 insieme con lo Chef di Cascina Rosa Giovanni Allegro).

Il prossimo incontro con il dott. Berrino per i Mercoledì della Prevenzione sarà il 3 dicembre alle ore 18 nell’Aula Magna dell’Istituto dei Tumori, e il tema sarà Nutrizione, vita quotidiana e stress. Per info su tutte le attività di Cascina Rosa scrivere a diana@istitutotumori.mi.it

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Ma che bella commedia!

commediaConsigliatissimo: perché si ride, e molto, e fin dall’inizio, tuffandosi nella lettura del’ultimo romanzo di Piersandro Pallavicini che comincia così: «Sto per decollare verso Londra, dove dovrei sistemare le cose con quel mentecatto di mio fratello Edo». Un incipit, una garanzia (come insegnavano i mai dimenticati maestri Crovi e Pontiggia, pionieri dei primi corsi di scrittura in Italia). Si ride perché in questo Una commedia italiana si incontrano quei pittoreschi personaggi che hanno popolato il Bel Paese dagli anni ’60 al terzo millennio: con i cognomi tipici del Nord Italia, protagonista in prima linea del boom economico che ha sovvertito il destino e la collocazione sociale di molte famiglie, elevate di rango grazie alle occasioni straordinarie che quell’epoca offriva. Ai tempi si chiamavano “gli arricchiti”, o anche “i salumieri arricchiti”(con mezzi più o meno leciti). E infatti Alfredo Pampaloni, oriundo di Pontedera e milanese di adozione, ex operaio della Galbani, è diventato un importante industriale del formaggio: con casa alla Maggiolina e un’altra villa in montagna, avveniristica e sontuosa; con tanto di Jaguar per correre a Saint-Tropez dove ci sono Brigitte Bardot e Gunther Sachs. È amico di Tognazzi, Dorelli, Gassman. Forse. Se non sono panzane per farsi bello agli occhi del volgo, quello stesso da cui lui proviene. Chissà.

Il libro non l’ho ancora finito, mi mancano 25 pagine e me le sto centellinando: quindi non so ancora come va a finire la questione dell’eredità, anche se gli indizi sono molto eloquenti (come invece insegnava il maestro per eccellenza Hitchcock nei suoi memorabili film). Prevedo e faccio il tifo perché arrivi il sacrosanto momento del riscatto per Carla, voce narrante della travagliata vicenda, che ad ogni pagina mi sono chiesta come potesse essere così bene interpretata da uno scrittore uomo. PallaviciniMi aspetto che il meccanimo narrativo funzioni perfettamente, proprio come un giallo. E credo che non rimarrò delusa perché ho capito, mentre mi divertivo seguendo i fatti (a volte ridendo anche da sola, fragorosamente), che Pallavicini ha una marcia in più: di mestiere fa lo scienziato; lo dice la biografia in copertina compresa di account Facebook, e lo so perché ho la fortuna di averlo tra i miei contatti, motivo grazie al quale ho scoperto questo libro. Ecco allora perché le sue storie mantengono per tutto il romanzo quel rigore scientifico impeccabile, nonostante gli accorati intrecci sentimentali che in qualche passaggio fanno inumidire gli occhi. Ma è solo un attimo. Perché subito dopo la risata ha il sopravvento. Insomma, un vero spasso. Che conferma la rassicurante regola “Un libro si giudica dalla prima frase”, come insegnavano i grandi. E anche dall’ultima, aggiungevano. Volete saperla? «Ma, spesse volte, la vita non è soltanto morte, sofferenza, orrore». Accidenti, mi mancano solo 25 pagine!

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Invidia = Invideo

Non scandalizziamoci, è il sentimento più diffuso al mondo (e lo si vede molto bene anche attraverso Facebook, straordinario osservatorio social antropologico). Ci arriva addosso in eredità dal latino «invideo» che oggi si protrebbe tradurre come un «non ti posso vedere», in senso gergale però: nonostante io ti guardi, magari anche ammirandoti per i tuoi meriti, le tue doti e i tuoi talenti, mi sei antipatico, non ti considero, mi giro dall’altra parte, faccio finta di non vederti. Non prendetevela quindi se i vostri migliori amici fanno finta di non vedere qualcosa che pubblicate a cui tenete molto. Sono le debolezze umane, non ce la fanno proprio a gioire con voi, e a causa di questo atteggiamento maligno vivranno un po’ più tristi. Compatiteli (questa volta nel senso letterale, etimologico e buddhista di cum e pathos). Fb è l’implacabile specchio virtuale (Specchio, specchio delle mie brame…) di una realtà spesso già abbastanza deformata all’origine.

invidia-282x300«Video, sed non invideo» diceva Sant’Agostino, che la sapeva lunga. Pensare che è così bello, invece, «stravedere» per qualcosa: entusiasmarsi, fare il tifo, gioire per i successi di qualcuno. Se ci si sente altrettanto in grado di conquistare sempre nuove mete, conseguire obiettivi e realizzare desideri, non si prova invidia: piuttosto ammirazione e felicità per una sorte benevola che domani potrebbe sorridere dalla nostra parte. La Strega di Biancaneve non lo sapeva, altrimenti non avrebbe fatto quella brutta fine.

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Un film in 48 ore: magia!

fotofilmPer partecipare al Milano 48 ore – Instant Movie Festival (qui il contest) bisognava ritirare la sera di venerdì 13 giugno una busta chiusa contenente il tema generale a cui ispirarsi [che per tutti i partecipanti era: [(S)FORTUNA] e un oggetto particolare che avrebbe dovuto assumere un certo rilievo nel film [nel nostro caso: un mazzo di carte napoletane]. Da quel momento le due registe Patty e Andrea con l’assistente Marina hanno cominciato a girare, girare, girare: fisicamente e cinematograficamente per la città (prima di tutto le carte! regalate dall’Osteria del Biliardo di Affori, da mettere subito in lavatrice e poi nel thè per farle sembrare antiche). E poi, macchina in mano e a mano, per girare davvero il film: la storia di una donna, una cantante lirica  che arriva a Milano per un’importante audizione alla Palazzina Liberty (l’attrice protagonista Susie Georgiadis è veramente una cantante lirica, nella vita; e la voce della colonna sonora è sua, compresa l’audizione si sabato mattina 14 giugno, quindi per puro caso autentica). Spera, come ogni volta, che questa sia quella decisiva per la sua carriera di artista: condizione universale in cui ogni artista si può riconoscere.

Milano per la protagonista è il ricordo della magnifica zia Alda, donna coraggiosa nel superare molte sfide e grande appassionata di lirica (che la chiamava affettuosamente Musetta, come il personaggio della Bohème, da cui l’aria «Quando m’en vo» del titolo). E Musetta, dopo l’audizione, ispirata da Alda, si ritrova seduta sul gradone della fontana del Castello proprio come nella storica fotografia che la zia le ha lasciato insieme ad altri oggetti/talismano: una collana di perle, e le carte che amava utilizzare per consultare il futuro. Musetta sa che il 5 di quadri significa «sorpresa, novità, messaggio felice», e la usa per riparare la scarpa consumata dai passi del suo sempre faticoso cammino professionale.

manineicapelliÈ stata un’esperienza fantastica, tutta al femminile (soggetto, storia, testi, attrice, regia, voci). Abbiamo lavorato come pazze per due giorni anche di notte, a volte con le mani nei capelli (come testimonia la foto): ma in un costante stato adrenalinico che ci faceva divertire, inventare, assemblare, creare parole insieme a dissolvenze e assolvenze, registrare, montare.
Dopo circa 30 ore, il film magicamente esisteva! (eccolo qui). consegnaGli ultimi interventi sono stati frenetici: tante piccole correzioni (e quante altre avremmo voluto farne, ma il tempo scadeva… “Basta dai, masterizziamo e va bene così, è bellissimo!“).

Alla fine, Patty e Andrea sono andate a consegnarlo trionfanti all’Olinda/ex Paolo Pini domenica 15 giugno, un’ora prima della scadenza del regolamento ufficiale. Prima esperienza di questo genere, nata un po’ per caso. E non abbiamo vinto! Ma siamo state così contente, che andremo avanti a fare piccoli film per lavoro e per passione. Ecco il vero senso di questa avventura entusiasmante.

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Lettura per l’estate

alicia*Maschile o femminile? Femminile o femminista? Tutto insieme. Chi ancora non conosce le inchieste alla maniera di Petra Delicado, ispettore della Polizia di Barcellona, si affretti a scoprire Alicia Giménez-Bartlett: autrice di molti gialli, tutti godibilissimi proprio grazie al suo alter ego. Come un Maigret cresciuto nel femminismo, Petra capisce ogni aspetto della vita (e in questi casi anche della morte!) molto più dei suoi colleghi uomini: il rigidissimo commissario Coronas e il complicato simpaticissimo viceispettore Garzón, che la fanno disperare. Perché? Perché troppo spesso mancano di leggerezza e abbondano di protervia. Allora trascurano particolari importanti e infine (molto alla fine!) sono costretti ad ammettere che le donne, quelle come Petra, hanno una marcia in più.

imagesQualche esempio tratto da Un bastimento carico di riso, Sellerio editore come tutti gli altri gialli di questa autrice:

«Bevvi il mio latte in silenzio. Gli uomini sono strani, pensai. Difendono ferocemente il loro territorio, ma sono capaci di grande tenerezza e affetto. A volte si comportano come cuccioli di cocker e altre come lupi infuriati. Ma è inutile trarne un bilancio negativo, perché li trovo più affascinanti di ogni altro essere vivente, eccezion fatta per il colibrì».
(…)
«Ebbi paura, una paura spaventosa perché quello sguardo mi aveva condotto ai confini di un territorio che esisteva anche dentro di me».
(…)
«Quando ci si può ritenere liberi dalle ombre e dai dubbi che l’altro sesso proietta su di noi? Una volta superati gli ottant’anni? In seguito a una brutta esperienza? Dopo un disastro naturale? Mai, immagino. Né la vecchiaia, né il fallimento, né un terremoto devastante riusciranno mai a far cadere dalla mano del demonio la mela più lustra e appetitosa del mondo».

A tutti, maschi e femmine, buona estate e buona lettura

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Dal dentista senza antibiotici?

fotoAnche sì. Il mio dentista da circa vent’anni non si sente più obbligato a prescrivere antibiotici dopo estrazioni, impianti, e persino in caso di courretage (che è una tecnica terapeutica abbastanza cruenta). Come mai? Perché oltre che fare molto bene il suo mestiere di dentista, gli piace anche fare il medico. E ha continuato sempre a studiare e a perfezionarsi, andando oltre la semplice specialità di odontoiatria. Ha frequentato il corso postuniversitario triennale della Guna in Omeopatia e Omotossicologia, e ai suoi pazienti prima di ogni intervento consiglia di assumere in dosi appropriate Echinacea compositum e Arnica compositum: la prima  previene le infezioni, la seconda le infiammazioni. Naturalmente prima di praticare queste terapie, ha esaminato studi scientifici che ne confermavano l’efficacia, ma nonostante tutto capitava che all’inizio alcuni suoi colleghi storcessero il naso: «Come, senza antibiotici? Ma è una pazzia» dicevano, trascurando però i numerosi effetti collaterali che hanno gli antibiotici, ampiamente descritti sui terrorizzanti bugiardini che si preferiscono non leggere. Eppure.

uomoleonardoPer scandalizzare fino in fondo gli scettici, o peggio ancora i prevenuti, bisogna dire che il dottor Wxxxxx (non gli ho chiesto l’autorizzazione a citarlo pubblicamente, ma posso farlo in privato con chiunque) non è tanto contrario agli antibiotici per partito preso, ma è invece è piuttosto critico rispetto al modo in cui i medici li prescrivono: in genere senza antibiogramma, indispensabile per l’efficacia della terapia contro il batterio specifico; altrimenti, è come puntare alla lotteria, anche se il paziente non lo sa. Il mio caro dottore dice sempre che gli antibiotici, se vanno usati, vanno usati bene: bene vuol dire anche solo in casi necessari. E siccome è un dentista bravo ma anche un medico olistico che non cura solo i denti ma tutta la persona, caso per caso preferisce utilizzare il test chinesiologico per capire se quella persona, e non un’altra, è più adatta alle terapie convenzionali oppure no. Poi sceglie di conseguenza. Siamo lontani dalle sciocche dicerie che le medicine non convenzionali non fanno niente, che i medici non tradizionali sono dei criminali etc. etc.: lontani anni luce. E più vicini al lume della ragione.

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